LE NOSTRE LISTE 

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IL NOSTRO PROGRAMMA AMMINISTRATIVO

UN COMUNE NON PUO' FARE TUTTO, MA QUELLO CHE PUO' FARE DEVE FARLO BENE

PROGRAMMA AMMINISTRATIVO

 
 
 
Per cominciare bisogna garantire una buona ordinaria amministrazione
Migliorare pulizia e raccolta dei rifiuti, manutenzione delle strade, illuminazione. Offrire assistenza sociale per i più deboli, servizi di mense scolastiche efficienti, garantire la presenza di un servizio sanitario pubblico di buon livello, una gestione della sicurezza adeguata, organizzare trasporti e sistemi di mobilità che consentano sempre più di liberare il cuore della città dal traffico delle autovetture private, vigilare perché lo sviluppo urbanistico sia ordinato, rispettoso delle regole, dell’ambiente e del decoro urbano.
Insomma assicurare una qualità della vita quotidiana ai residenti che possa essere un motivo anche per scegliere di venire o di tornare a vivere a Sulmona.
Questo è quello che una amministrazione comunale può e deve fare usando al meglio le risorse finanziarie che ha a disposizione.
Ma naturalmente tutto questo non basta.
Poi bisogna svegliarsi e sognare. Insieme.
Provare a immaginare un futuro per questa città e cercare di costruirlo.
A cominciare per esempio dall’idea di lavoro che sta cambiando sotto i nostri occhi. È vero che diminuiscono le occasioni di impiego nel settore industriale tradizionale ma assistiamo a un aumento costante invece delle imprese nel settore del turismo, dalla ricezione alla ristorazione all’organizzazione di iniziative che arricchiscono offerta e ragioni per visitare la nostra città. Abbiamo storia, natura e bellezza da sempre. Cose che per decenni, in nome di un malintesa centralità dello sviluppo industriale, abbiamo trascurato e qualche volta danneggiato. Oggi tutto questo deve essere considerato il capitale da difendere e sul quale costruire il nostro modello di economia cittadina e territoriale.
 
Ripensare il turismo
Ma per farlo occorre organizzare e ripensare l’offerta turistica considerandola come un sistema di energie da integrare e orientare verso segmenti di mercato diversi e complementari, evitando i rischi e i pericoli del turismo mordi e fuggi, della città che diventa solo superficiale vetrina di sé stessa. Mettere in fila per esempio i visitatori delle tradizionali cerimonie pasquali, il turismo ferroviario e quello naturalistico legato ai parchi, alle montagne e alle eccellenze della nostra agricoltura e pastorizia, chi affolla strade e piazze d’estate per seguire gli eventi divenuti nuove tradizioni come la Giostra Cavalleresca o il festival Muntagninjazz, chi riempie il cinema d’autunno con le proiezioni del Sulmona Cinema Festival o tutte le date della stagione teatrale o della Camerata Musicale. Aggiungiamo poi esperienze autogestite come la Scuola Popolare di Musica che da decenni rappresenta una realtà di crescita e di aggregazione culturale straordinaria e c’è tanto altro. Solo elencare quello che Sulmona offre, contando su passione, volontà e professionalità di decine di cittadini, alcuni anche molto giovani, fa capire che questo è il terreno che ci sfida. Su questa sfida sono nate diverse realtà commerciali, b&b, ristoranti, caffè, librerie che stanno riaccendendo la speranza che la città può trovare in questa direzione una nuova stagione produttiva.
Una città connessa con il mondo
Quello che una amministrazione comunale può e deve fare è raccogliere programmaticamente questa sfida, offrire una sponda, orientare investimenti e finanziamenti nella direzione di una città che diventi attrattiva verso nuovi ulteriori target di pubblico. Accanto alla storia, alla natura e alla bellezza che ci accompagnano da sempre, Sulmona deve proporsi come una città in grado di connettersi con la contemporaneità, con il presente, con il mondo. Una città che diventi attrattiva per i nuovi lavori, le nuove idee e chi le produce. Pensiamo per esempio a quel turismo della parola, a quei talk organizzati da giovani testate giornalistiche come il Post o Internazionale o il Foglio, di orientamento diverso ma che coinvolgono comunità di centinaia di lettori, riempiono teatri e mettono in circolo idee e persone. Ecco, Sulmona potrebbe candidarsi a diventare una Talk city, da Ovidio alle metamorfosi dei giorni di oggi.
Per farlo bisogna lavorare perché siano all’altezza luoghi e servizi che possiamo offrire a questa sfida, mettendo in campo tutte le possibilità di finanziamenti regionali, nazionali ed europei, partnership con enti pubblici e privati, in grado di realizzarla.
Smart working, biblioteche, musei, parcheggi, caserme e il nostro Central Park
Favorire il lavoro a distanza individuando locali pubblici dedicati allo studio e al co-working, riaprire le biblioteche storichecome quella comunale e l’ex Centro Servizi Culturali e dotarle di strumenti di connessione pubblici e gratuiti. Aprire finalmente il museo Ovidio ripensandolo come polo multimediale e di eventi di formazione culturale, legato in un unico percorso al Cinema Pacifico e al Teatro Caniglia.
Quella del parco fluviale “Daolio” sembra una storia infinita di delusione e rinascita. Tutte le volte si sono spesi soldi per il recupero e il riuso delle strutture esistenti, praticamente mai per organizzare una ipotesi di gestione polifunzionale che si occupasse del mantenimento del verde -da fruire in sicurezza e prevedendo zone dedicate alla compagnia degli animali- ma anche della fornitura di servizi di ristorazione, di intrattenimento e di connessione gratuita a internet. Questo invece sarà il nostro impegno, il parco non deve più essere una struttura ogni volta da rimettere a nuovo dopo anni di abbandono ma un luogo da vivere sempre.
Impegnarsi per incentivare l’uso del parcheggio sotterraneo su piazza Garibaldi ma soprattutto per rendere aperti e fruibili a tutti gli ex orti di Santa Chiara, uno spazio grande quasi come la storica piazza, altro potenziale polmone verde nel cuore della città.
Non secondario poi, per restare ai progetti e ai problemi aperti, l’impegno ad affrontare la crisi di corso Ovidio sud, trasformando i lavori di restauro di Porta Napoli nell’occasione per il suo rilancio. Un piano di agevolazioni e riduzioni dei tributi per chi decide di riaprire i negozi in quella zona, anche coinvolgendo i proprietari nell’uso dei locali e delle vetrine per allestire mostre ed eventi di arte, artigianato e cultura, temporanei o permanenti. Si possono immaginare gemellaggi con musei e gallerie di altri paesi, Corso sud e Porta Napoli come ingresso e vetrina di una città aperta al mondo.
E ancora realizzare il progetto di riconversione della caserma Cesare Battisti, ripensandola anche come possibile hub per i pullman turistici dal quale avviarsi a piedi verso il centro della città proprio attraverso la Porta Napoli restaurata.
Cosa dove quando a Sulmona
Decisivo sarà poi l’obiettivo di Comunicare la città. Favorire e coordinare le informazioni su quello che succede a Sulmona e nella valle Peligna. Eventi, cinema, teatro, musica ma anche posti dove andare a mangiare, dormire, studiare, lavorare in smart working, curarsi. insomma una guida calendario digitale, una City line che possa accompagnare chi da vicino o da lontano voglia conoscere tutto quello che offre Sulmona sia per una breve vacanza che per un soggiorno più stanziale. Organizzare la comunicazione di tutto quello che siamo e che offriamo può rappresentare anche una possibilità di nuovo lavoro, soprattutto per i giovani.
Celestino ci guarda
Infine il compito più arduo, che deve diventare il simbolo del nostro cammino. Valorizzare, come cuore pulsante di questa idea di città che connette storia, natura e contemporaneità, il luogo che da sempre per noi ha presidiato montagne e meditazione religiosa, silenzio e capacità di essere crocevia del mondo nel segno della pace: l’imponente Abbazia di Santo Spirito al Morrone. Già oggi sede anche del Parco della Majella, visitata da migliaia di attenti turisti, utilizzata per concerti e convegni, deve trasformarsi nel quartier generale dei nostri sforzi per agganciare storia e futuro. I nuovi lavori, le nuove idee, la nuova Sulmona deve trovare in queste mura, in questi cortili, in queste stanze il suo centro di ispirazione, il suo nucleo industriale del domani. Qui davvero tutte le energie intellettuali, le capacità di relazione, di creatività e di progettazione devono convergere: dal Ministero dei Beni culturali al Comune, a tutte le istituzioni, laiche e religiose; occorre immaginare e costruire, per questo luogo che da secoli ci guarda, ci racconta cosa siamo stati e ci interroga su cosa vogliamo diventare, una risposta all’altezza della sua storia e dei nostri tempi.
Ritorno alla realtà
Poi ci sono gli allarmi e le preoccupazioni da affrontare sulle situazioni ormai divenute a rischio per la coesione sociale della nostra comunità. Tasselli diversi di un unico mosaico che racconta le difficoltà della politica locale a pesare su scelte decise altrove o su gestioni rivelatesi fallimentari.
Il domani della Marelli
Lo storico stabilimento Fiat, oggi Magneti Marelli, rappresenta al tempo stesso il segno di uno sviluppo industriale che ha assicurato lavoro e reddito a centinaia di famiglie per decenni nella nostra valle ma anche l’emblema di un mondo che si evolve brutalmente verso delocalizzazioni selvagge alla ricerca dei più bassi costi di produzione. Difendere gli operai della Marelli oggi, essere al loro fianco, significa riaffermare il loro diritto al lavoro, cercando nel dialogo con sindacato, impresa e istituzioni tutte le vie possibili per mantenere in vita la fabbrica più grande del nostro nucleo industriale.
Il tribunale del futuro
La sua chiusura sarebbe un fallimento per tutti. Ma difenderlo così com’è rischia di essere una battaglia persa. Si tratta di salvare il tribunale di Sulmona in una prospettiva di innovazione -esistono già studi e proposte elaborate sull’argomento- bisogna mettere in campo tutte le capacità di progettare e contrattare a livello parlamentare e di governo un futuro sostenibile per chi lavora a palazzo Capograssi.
L’ospedale e il buco nero della sanità
Mentre vanno avanti i lavori per la nuova ala dell’ospedale, l’allarme sui conti e lo stato della sanità pubblica abruzzese sono sotto gli occhi di tutti. Il rischio di ritrovarsi con strutture impossibili da utilizzare per carenza e depauperamento continuo delle risorse e del personale é reale. Vigilare e combattere perché questo non avvenga deve essere l’impegno di tutti come anche quello di chiedere conto dei soldi spesi male da chi ha amministrato la sanità regionale in questi anni.
Il nodo del COGESA
Il consorzio intercomunale nato per una gestione avanzata e integrata del ciclo dei rifiuti rischia ormai il collasso, per un buco contabile difficile da nascondere e per una gestione discutibile degli organici e delle risorse. Non solo. Le preoccupazioni per il deterioramento ambientale della zona che circonda gli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti sono tutt’altro che scomparse e richiedono tutta l’attenzione della nuova amministrazione. Come per esempio nel caso della discarica a “Noce Mattei” che è in via di esaurimento e che dovrà essere a breve chiusa e bonificata. Il rischio è che si continui a cercare nuovi siti per nuove discariche. Invece occorre avviare un processo di sviluppo industriale basato su una filiera di capannoni del riuso dei rifiuti intesi come materia prima. Questo processo può vedere nel COGESA, riformato nei suoi processi decisionali, finalmente un importante fattore di sviluppo economico ed esempio di sostenibilità applicata al territorio.
La centrale SNAM
La vicenda del gasdotto e della centrale di decompressione della Snam in via di realizzazione alla periferia della città é forse il tema più complesso che di recente ha dovuto affrontare il Comune di Sulmona. Proteste per l’impatto ambientale, dibattito vibrante sulle ragioni e l’utilità dell’impianto hanno coinvolto cittadini e istituzioni ai più alti livelli, anche in sede di contestazioni giudiziarie. Il tema della sicurezza energetica nazionale divenuto centrale nel dibattito politico nazionale in questi anni, apre oggi nuove pagine dalle prospettive sempre più incerte. Non può una amministrazione comunale battersi da sola contro decisioni di governo e parlamento ma di sicuro può chiedere garanzie per la sicurezza ambientale del proprio territorio. E questo sarà il nostro impegno.
Andare a Roma e tornare
Muoversi per lavorare, per studiare, per viaggiare. In questi anni i collegamenti pubblici e privati, su gomma e su rotaia, tra Sulmona e Roma, si sono drasticamente ridotti. Mentre si annunciano ipotesi di trasformazione dell’aeroporto di Pescara come terzo scalo internazionale della capitale, la nostra città è stata progressivamente tagliata fuori dalla rotta naturale della mobilità tra il Tirreno e l’Adriatico. Un isolamento da rompere riaprendo con tutti gli interlocutori istituzionali - Regione, Trenitalia e TUA- una discussione sul tema del servizio pubblico e commerciale che garantisca soprattutto a studenti e lavoratori pendolari spostamenti quotidiani adeguati e confortevoli.
Il dialogo con la città e con la Valle peligna
Questi sono i problemi da affrontare, le idee da realizzare, gli obiettivi da raggiungere. Ma niente di tutto questo sarà possibile senza aprire un dialogo robusto e permanente con la città e con gli altri comuni delle Valle, in particolare con l’associazionismo, culturale e sportivo, il volontariato, il terzo settore, le scuole, i sindacati, le imprese, i sestieri, diventati spontaneamente i nostri comitati di quartiere nel centro storico e quelli che invece nascono nelle frazioni e nei paesi per ricordarci i loro problemi, primo fra tutti lo spopolamento e l’abbandono del territorio. Raccogliere informazioni, racconti, istanze che arrivano dalla comunità sarà un impegno preciso di questa amministrazione. Vorremmo che i cittadini fossero i nostri occhi per farci conoscere le piccole e grandi storture ma anche per incoraggiarci nelle cose buone che andremo a fare. Trasformare per quanto possibile questo dialogo in progetti e orientamento del nostro lavoro sarà un obiettivo costante della squadra che governerà la città nei prossimi anni se i cittadini ci daranno il voto che oggi gli stiamo chiedendo.
L’unità della coalizione

L’ultima considerazione che poi è la premessa di tutta questa avventura elettorale riguarda l’impegno solenne dei partiti e movimenti che sorreggono questa coalizione larga di centro sinistra a fare autocritica sui comportamenti che hanno determinato la caduta dell’amministrazione precedente e a non ripetere quegli errori siglando un patto di unità a sostegno del sindaco e della sua squadra. Il sindaco sarà garante di questo patto. Romperlo significa fermarsi, non esistono piani b o rimpasti. Questo lo devono sapere qui e ora i cittadini che ci daranno la loro fiducia.
Non sarà facile questa partita.
Bisogna combattere la delusione, il disincanto provocato dalla convinzione che in questa città da anni si amministri solo in nome di gruppi di interesse, di cordate interscambiabili che si danno battaglia per contendersi spiccioli di potere.
Dobbiamo dimostrare che non è cosi. L’amministrazione precedente era nata per battere questa idea e purtroppo alla fine su questa idea é caduta. Oggi quasi metà degli elettori non va più a votare, anche a loro dobbiamo rivolgerci, dicendo che si può e si deve cambiare pagina. Se c’è una cosa che posso garantire è che la mia idea di politica non prevede gruppi di interesse ma solo preoccupazione e speranza per il futuro di questa città. Il rischio che vinca la rassegnazione verso una destra che promette attenzioni -peraltro quasi sempre evanescenti o addirittura dannose- in cambio di fedeltà, esiste. Noi semplicemente chiediamo ai cittadini di non rassegnarsi.
 
Un’altra Sulmona è possibile ma solo se lo vogliamo davvero.